Il pellerossa nel presepe di Gianni Rodari
Parliamo di Natale nel segno della poesia: Il pellerossa nel presepe
Il pellerossa nel presepe
Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
come è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i maghi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchia delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via, Toro Seduto:
torna presto di dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio, perché ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.
Siamo da sempre abituati a vedere nei presepi i pastori con le pecore che scendono dai monti per portare doni a Gesù Bambino. Nel giorno dell’Epifania arrivano i Re Magi dall’Oriente con un seguito di persone dalle razze diverse, ma non abbiamo mai visto un pellerossa con la sua corona in testa di piume, lì in adorazione. Se pensiamo che l’istituzione del presepe nasce per opera di San Francesco e che è avvenuta perciò tre secoli prima della scoperta dell’America, quel pellerossa non ci deve sembrare un intruso. Ecco quello che il Poeta vuole trasmetterci con questa poesia, che anche gli Indiani sono nostri fratelli e figli dello stesso Padre.
