Ricercando la cucina perduta...con Proust
Ricercando la cucina perduta...con Proust
Così scriveva e si confessava Marcel Proust in un suo diario: "che piacere rimanere solo e cucinare soltanto per me". Per un uomo infatti, che adorava declamare è strano pensare che la letteratura non fosse la sua unica vita. Forse comunque, non deve sorprendere se si pensa che, parlando del piacere di assaporare le frasi degli altri, egli si paragonasse a "un cuoco che per una volta non deve cucinare per gli altri e trova infine il tempo d'essere goloso". Così le madeleines, per lui, ormai adulto e malato in un appartamento parigino, gli fanno tornare in mente il ricordo delle domeniche mattine di quando era bambino a Combray e andava a far visita alla zia Léonie, che gliele offriva accompagnate da una tazza di the. E da qui si diparte un susseguirsi di ricordi che lo sommergono, la riscoperta dei piaceri più sensuali che ricopriranno centinaia di pagine di quella "ricerca del tempo perduto" che rappresenta il suo diario ma anche lo specchio di un'epoca e di un'introspezione psicologica.
E così la memoria da quelle madeleines si scatena e Proust ripercorre la sua infanzia a Combray e la cucina di casa sua, regno indiscusso della cuoca Francoise che si scontra molto spesso con il gusto mondano e artistico dei loro "vicini di giardino", la famiglia Swann. Ecco che i Proust non disdegnano di domandare a loro la ricetta di quell'insalata di ananas profumata al tartufo, che serviranno nel corso di rivevimenti di rappresentanza, alla quale i Swann non verranno mai invitati. A loro verranno solo offerte cene più intime e frugali, consumate in giardino, sotto gli occhi attenti di Marcel che gli spia, dietro la finestra di camera sua. Questa ospitalità verrà ricambiata in seguito, a Parigi, ad un Marcel adolescente; con un menù mondano rigorosamente programmato da Odette, la moglie "parvenue" di Swann. Se le cene contribuiranno a segnare l'entrata nei salotti, Gilberte, la figlia di Swann, con meno solenni merende, consumate all'ombra di un albero, contribuirà al risveglio dei sensi e dei sentimenti. E sono torte al cioccolato, "cake"( perché l il nome in inglese faceva tanto chic) che Gilberte continua ad offrirgli assieme a tazze di the, che lui, come ubriaco non sa rifiutare, "e pensare che, solo una tazza gli avrebbe impedito di dormire per ventiquattro ore".
Quanto più riposante sarebbe stato, a ogni ritorno a casa, dopo la mondanità, prepararsi un' infusione di tiglio, facendo cadere in assoluto silenzio, quasi come fosse un rito, le foglie odorose nell'acqua bollente...
Foto Flickr- di London Chow